Negli ultimi tempi, in Italia e in Europa, cresce la preoccupazione per la sicurezza alimentare relativa ai prodotti a base di riso economico e d’importazione. Diversi test di laboratorio condotti da associazioni dei consumatori e indagini ufficiali hanno evidenziato la presenza di pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze contaminanti in numerose marche di riso vendute nei supermercati. Questo fenomeno, pur non coinvolgendo tutte le aziende, mette in crisi la fiducia dei consumatori e pone interrogativi sulla provenienza e sui processi di coltivazione e lavorazione del riso destinato al nostro mercato.
Contaminazione nel riso: numeri allarmanti dalle allerte europee
Secondo i dati raccolti dal RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed), solo nei primi otto mesi del 2025 si sono registrate oltre 75 segnalazioni relative a lotti di riso contaminati, con 42 casi di presenza di pesticidi non autorizzati o oltre i limiti di legge, 28 di micotossine e alcuni episodi collegati a metalli pesanti. Il trend era già allarmante nel 2024, quando le notifiche hanno sfiorato quota 150. Questi numeri raccontano una realtà che deve essere affrontata con la massima trasparenza e attenzione, specialmente perché molti dei pesticidi rilevati, come carbendazim e triciclazolo, risultano vietati in Europa, ma sono ancora largamente usati in diversi Paesi extra-UE, in particolare Pakistan e India.
Non solo i pesticidi sono coinvolti: le analisi sulle materie prime mostrano anche alte concentrazioni di cadmio e arsenico, due metalli pesanti che rappresentano un rischio soprattutto per le fasce più sensibili della popolazione, come bambini e donne in gravidanza. Nel riso Arborio di alcune marche italiane, ad esempio, sono stati registrati valori di arsenico vicini al limite massimo previsto dalla normativa europea per gli alimenti destinati ai più piccoli, e frequenti rilevamenti di cadmio dovuti soprattutto all’uso di certi fertilizzanti.
Le marche e i lotti di riso risultati contaminati
Fra le marche segnalate dalle ultime indagini di Altroconsumo sul riso Carnaroli figurano in particolare Conad, Pam e Mondella (MD), i cui prodotti hanno superato il limite precauzionale di cadmio ammesso dalla legge per la tutela dei consumatori. Questi risultati sono stati giudicati insufficienti e comunicati alle autorità competenti, con richiesta di ritiro dal mercato. Oltre alla presenza di cadmio, altri campioni accusano tracce di pesticidi classificati come interferenti endocrini o sospetti tossici per la riproduzione, sebbene i livelli siano in media ben al di sotto dei limiti massimi ammessi per legge.
Nel dettaglio, i test hanno evidenziato che:
- Più della metà dei campioni analizzati presentano livelli di cadmio prossimi al limite di legge.
- Tre prodotti, appartenenti alle suddette marche, oltrepassano la soglia considerata sicura e sono quindi stati penalizzati anche nel giudizio complessivo di qualità.
- Tracce di pesticidi pericolosi sono state rilevate in diversi campioni, seppur generalmente nei limiti di legge.
- I rischi connessi all’ingestione continuata riguardano non tanto singole assunzioni, quanto una esposizione cronica a bassi livelli di contaminanti.
La situazione non è meno seria per i risi di importazione; nei primi mesi del 2025, l’82% delle allerte UE relativamente al riso ha riguardato prodotti provenienti da Pakistan e India. I pesticidi coinvolti, alcuni vietati in Europa (ad esempio il citato triciclazolo), vengono tuttavia utilizzati regolarmente nei paesi d’origine, creando un evidente squilibrio normativo e di tutela dei consumatori.
Le marche più sicure secondo i test
Non tutte le notizie sono negative. Gli ultimi test realizzati da Altroconsumo e confermati da altri enti indipendenti premiano alcune marche di riso Carnaroli per valori molto bassi di sostanze inquinanti, sia per quanto riguarda i metalli pesanti sia per i pesticidi:
- Le stagioni d’Italia
- Riso del Vo
- Riso Almo
- Coop
Questi prodotti sono risultati eccellenti sia nelle analisi chimiche sia nelle prove di degustazione, guadagnandosi la qualifica di “Migliore del Test” e “Miglior Acquisto”. Anche in relazione al riso Arborio, altre indagini hanno evidenziato che i livelli di arsenico e cadmio risultano regolarmente al di sotto dei limiti di legge nella maggior parte dei casi, pur con qualche eccezione in cui si è raggiunta o leggermente superata la soglia stabilita.
Implicazioni per la salute pubblica e tutela del consumatore
Il problema della contaminazione da pesticidi e metalli pesanti nel riso non rappresenta solo una questione di frode alimentare o di scarsa qualità dei prodotti a basso prezzo, ma rischia di avere importanti conseguenze per la salute pubblica. L’esposizione a cadmio, arsenico inorganico e a residui di pesticidi tossici per la riproduzione può determinare, nel lungo periodo:
- Rischi per la salute renale e ossea
- Aumento del rischio di alcune neoplasie
- Effetti dannosi sullo sviluppo neurocomportamentale nei bambini
- Alterazioni del sistema endocrino
È dunque fondamentale garantire una maggiore trasparenza sulla filiera del riso, investire in controlli sempre più severi alle frontiere, incentivare produzioni regionali e biologiche e privilegiare aziende che dimostrano attenzione alle pratiche agricole sostenibili. I consumatori, da parte loro, possono ridurre il rischio alternando le fonti di approvvigionamento e scegliendo marche che abbiano dimostrato continuità di risultati nei test di laboratorio.
Azioni a tutela dei consumatori
- Le segnalazioni riguardanti prodotti contaminati vengono costantemente monitorate dal RASFF, che coordina misure di richiamo e informazioni tempestive agli operatori e ai cittadini.
- Il Ministero della Salute, insieme alle autorità sanitarie regionali, promuove il ritiro dei lotti giudicati non sicuri.
- L’Unione Europea continua a lavorare sulla revisione delle norme di importazione e sull’effettiva applicazione dei limiti per garantire la sicurezza di tutti i prodotti commercializzati.
Il consumatore attento ha a disposizione strumenti di informazione immediata, tra cui i risultati dei principali test comparativi, i richiami pubblicati periodicamente e la possibilità di consultare i report ufficiali sulle notifiche di rischio alimentare. Seguire le segnalazioni degli enti preposti e scegliere consapevolmente può ridurre sensibilmente l’esposizione ai contaminanti.
In sintesi, il riso economico e di importazione presenta un rischio oggettivo, soprattutto per la maggiore frequenza di residui di pesticidi e metalli pesanti. Tuttavia, restano numerose le alternative sicure, sia tra le aziende di produzione nazionale, sia all’interno dei supermercati, sempre che si dedichi attenzione al marchio e alla provenienza. Una spesa più informata, abbinata a controlli e norme stringenti, è il primo passo per tutelare la salute di tutti.








