Pagare correttamente una colf o una signora delle pulizie non è solo una forma di rispetto per il lavoro svolto, ma anche un obbligo legale e fiscale che protegge sia il datore di lavoro che la lavoratrice. Un errore, spesso sottovalutato ma molto pericoloso, consiste nell’affidarsi a forme di pagamento irregolari o nel trascurare la regolarizzazione del rapporto lavorativo. Commettere questa leggerezza può esporre a sanzioni gravi e privare entrambe le parti di importanti diritti e garanzie.
Obblighi di regolarizzazione e contratto
La prima regola fondamentale per chi intende assumere una colf o una signora delle pulizie è la regolarizzazione del rapporto di lavoro. Anche se la collaborazione è saltuaria o limitata a poche ore settimanali, la legge impone l’obbligo di stipulare un contratto di lavoro, trasmettere una comunicazione all’INPS e compilare mensilmente la busta paga. Nel contratto devono essere precisati:
- Orario di lavoro concordato e relativo monte ore settimanale.
- Mansioni svolte e livello di inquadramento del rapporto.
- Retribuzione pattuita (oraria o mensile), che non può scendere sotto i minimi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro.
- Norme relative a ferie, assenze retribuite, malattia e cessazione del rapporto di lavoro.
L’omissione anche di una sola di queste procedure può portare a sanzioni amministrative rilevanti e al mancato diritto alle deduzioni fiscali da parte del datore di lavoro.
Modalità di pagamento: come evitare errori
La retribuzione deve essere corrisposta secondo i minimi previsti dal contratto e con modalità tracciabili. Dal 1° luglio 2018, la normativa impone che il pagamento degli stipendi ai lavoratori, compresi quelli domestici, avvenga con una delle seguenti modalità:
- Bonifico bancario sul conto corrente indicato dalla lavoratrice.
- Strumenti di pagamento elettronico (carta prepagata, bancomat, ecc.).
- Pagamento in contanti, ma solo presso lo sportello bancario o postale e comunque sempre certificato.
- Assegno bancario, consegnato direttamente alla collaboratrice.
Il pagamento per poche ore o prestazioni molto occasionali può avvenire tramite voucher (buoni lavoro o prestO), ma solo entro precisi limiti legislativi e temporali. Superati tali limiti, scatta l’obbligo di contratto regolare.
Una pratica particolarmente rischiosa, anche se ancora diffusa, è pagare in contanti senza alcuna documentazione firmata dalla lavoratrice. Se non si conserva una ricevuta o il doppio della busta paga firmata, in caso di contestazione, il datore di lavoro non sarà in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento.
Contributi INPS: termini e modalità
Un aspetto centrale riguarda il versamento dei contributi previdenziali all’INPS. I contributi sono calcolati in base alle ore lavorate e alla retribuzione, e devono essere versati con cadenza trimestrale. I termini abituali sono:
- Dal 1° al 10 aprile (per il primo trimestre)
- Dal 1° al 10 luglio (per il secondo trimestre)
- Dal 1° al 10 ottobre (per il terzo trimestre)
- Dal 1° al 10 gennaio dell’anno successivo (per il quarto trimestre)
Il datore di lavoro effettua il pagamento tramite il sistema PagoPA, utilizzando il portale dei pagamenti INPS o recandosi in banca, ufficio postale, home banking o ATM abilitato con l’apposito avviso di pagamento elettronico. In caso di interruzione del rapporto prima della normale scadenza, i contributi devono essere versati entro 10 giorni dalla data di cessazione.
Soltanto una regolare contribuzione permette tanto al datore quanto alla lavoratrice di beneficiare di coperture sanitarie, pensionistiche e assicurative in caso di infortunio sul lavoro.
Conseguenze dell’errore più pericoloso: il lavoro irregolare
L’errore più frequente e grave è pagare la colf senza un contratto regolare o senza dichiarare il rapporto agli enti preposti. Questa pratica, nota come lavoro nero, è un illecito amministrativo e, in casi estremi, penale. Le conseguenze per il datore di lavoro possono essere estremamente gravose:
- Sanzioni pecuniarie da parte di INPS e Ispettorato del Lavoro, che possono arrivare fino a migliaia di euro.
- Obbligo al pagamento dei contributi arretrati con interessi e maggiorazioni.
- Perdita delle agevolazioni fiscali spettanti in caso di regolare assunzione.
- Azioni giudiziarie della lavoratrice per infortunio o licenziamento privo di regole.
Non si tratta solo di rischi teorici. Nei fatti, qualora la lavoratrice si rivolgesse a un tribunale, il datore che non riesce a comprovare i pagamenti e la regolarità assunzionale rischia di dover corrispondere tutte le retribuzioni arretrate, contributi non versati, nonché danni ulteriori per eventuali licenziamenti illegittimi.
Anche la lavoratrice è danneggiata dalla mancata regolarizzazione: nessuna copertura per malattia, maternità, impossibilità di maturare una pensione e rischio di restare priva di ogni tutela in caso di infortunio domestico. La regolarità del rapporto tutela entrambe le parti e favorisce un clima di trasparenza e fiducia.
Best practice: documentazione e consigli utili
Per comprovare il corretto pagamento della retribuzione, ogni mese deve essere redatta la busta paga in duplice copia, una per il datore e una per la collaboratrice, con firma di entrambe le parti. I pagamenti tracciabili consentono, se necessario, di ricostruire l’intera storia retributiva. Ecco alcune raccomandazioni aggiuntive per non commettere errori:
- Conservare sempre copia della busta paga firmata e delle ricevute di bonifico o assegno.
- Non pagare mai la retribuzione senza la contestuale consegna (e firma) della busta paga.
- Informarsi periodicamente sugli aggiornamenti della normativa e sulle tabelle retributive aggiornate dai sindacati e dal CCNL di categoria.
- In caso di necessità occasionale, valutare l’uso dei voucher nel rispetto delle regole vigenti.
La corretta gestione del rapporto domestico, dalla formalizzazione del contratto al versamento dei contributi e all’utilizzo di strumenti di pagamento idonei e tracciabili, è l’unico modo per lavorare nel rispetto della legge ed evitare rischi pesanti sia per il datore sia per chi presta servizio. Solo così si garantiscono tutela dei diritti, accesso alle detrarzioni fiscali e serenità nel rapporto di fiducia tra datore e lavoratrice.








