Il regime di affitto convenzionato, noto tecnicamente come canone concordato, rappresenta una delle soluzioni più efficaci e pienamente legali per ottenere un risparmio fiscale considerevole sui redditi derivanti dalla locazione immobiliare. Questa modalità, prevista e regolamentata da specifici accordi territoriali tra le associazioni dei proprietari e degli inquilini, permette di affittare immobili ad uso abitativo a un valore d’affitto concordato, inferiore rispetto al valore di mercato, in cambio di notevoli agevolazioni fiscali concesse sia al locatore sia al conduttore. Comprendere i meccanismi normativi, fiscali e operativi di questa soluzione è fondamentale per proprietari e investitori immobiliari che intendono ottimizzare il rendimento netto dei loro immobili.
Come funziona il canone concordato e perché conviene
Il canone concordato prevede la stipula di un contratto di locazione secondo uno schema definito dalla legge, generalmente della durata di 3 anni più 2 di rinnovo automatico. La caratteristica principale risiede nel fatto che il canone annuo non è determinato liberamente, ma è vincolato all’interno di una forchetta di valori stabiliti a livello comunale dagli accordi territoriali — questi ultimi sono appunto frutto della concertazione tra le principali organizzazioni di categoria dei proprietari e degli inquilini. In questo modo, si garantisce una maggiore accessibilità agli alloggi da parte degli affittuari e al tempo stesso si tutelano i legittimi interessi dei proprietari in termini di redditività.
Tale accordo, sebbene preveda un canone inferiore rispetto a quello del mercato libero, è ampiamente ricompensato da un pacchetto di benefici fiscali che si traducono in molteplici opportunità di risparmio:
- Accesso alla cedolare secca al 10%, contro il 21% ordinario dei contratti di locazione libera, rendendo l’imposizione fiscale decisamente più allettante per il locatore.
- Abbattimento del reddito imponibile IRPEF del 30% se non si opta per la cedolare secca, con conseguente riduzione della base sulla quale calcolare l’imposta personale.
- Riduzione della base imponibile per l’imposta di registro al 70% del canone annuo, in caso di tassazione ordinaria.
- Sconto del 25% sull’IMU per gli immobili affittati a canone concordato, con possibilità di ulteriori riduzioni se l’immobile viene destinato a residenza principale dell’inquilino.
- Esenzione dall’imposta di bollo e dall’imposta di registro nelle ipotesi di opzione per la cedolare secca.
L’efficacia dello strumento fiscale non solo sta nel ridurre la pressione tributaria, ma anche nel rendere più competitiva la proposta di locazione, facilitando la locazione stessa e minimizzando i rischi di sfitto. I vantaggi, pertanto, sono reciproci: l’inquilino accede a un canone regolato e l’investitore immobiliare può beneficiare di un regime tributario di favore, con la tranquillità di una durata contrattuale predeterminata e di una regolamentazione ufficiale.
L’ottimizzazione della tassazione sulle locazioni
Analizzando i principali aspetti della tassazione, emerge come il canone concordato consenta di ottenere un risparmio fiscale difficilmente eguagliabile con altre forme contrattuali.
L’opzione per la cedolare secca, disponibile per i privati che affittano a uso abitativo senza partita IVA, rappresenta la modalità più immediata e vantaggiosa: prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 10% del canone annuo, in luogo del 21% previsto per la locazione a canone libero. Inoltre, questa imposta sostituisce l’IRPEF, le addizionali regionali e comunali, l’imposta di registro e quella di bollo sul contratto, semplificando la gestione amministrativa e abbattendo la tassazione complessiva dell’investimento immobiliare.
Per il contribuente che invece preferisce il regime fiscale ordinario IRPEF, il sistema prevede che il reddito da locazione sia dapprima decurtato di una deduzione forfettaria del 5% (spese non documentabili), e successivamente abbattuto di un ulteriore 30%, riducendo significativamente la base imponibile. Ad esempio, su un canone annuo di 10.000 euro, la tassazione verrebbe applicata su circa 6.650 euro, con evidente vantaggio economico rispetto alle locazioni a mercato libero.
Requisiti, vincoli e aspetti pratici
Per beneficiare delle agevolazioni offerte dal canone concordato, è indispensabile che il contratto sia redatto rispettando le clausole obbligatorie previste dai modelli ministeriali, con indicazione dei criteri di calcolo del canone e degli accordi territoriali di riferimento. È altresì necessario che il contratto venga attestato da una delle organizzazioni firmatarie degli accordi, tramite apposita certificazione, che confermerà la conformità del contratto agli standard richiesti dalla normativa vigente.
Le tipologie di immobili ammessi sono esclusivamente quelli a uso abitativo: restano esclusi gli immobili destinati a finalità diverse (uffici, negozi, capannoni). I contratti possono essere stipulati su:
- Residenze principali (contratti 3+2 anni)
- Locazioni transitorie, per esigenze temporanee (contratti transitori)
- Locazioni per studenti universitari
La sottoscrizione di contratti a canone concordato permette agli inquilini, titolari di residenza anagrafica nell’immobile, di accedere a detrazioni d’imposta commisurate al reddito familiare, ampliando così i vantaggi anche dal lato della domanda.
È importante rilevare che tutte le procedure devono essere correttamente formalizzate con la registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate, utilizzando la modulistica apposita. L’opzione per la cedolare secca va espressa al momento della registrazione o in sede di rinnovo annuale, pena la decadenza dai benefici associati a tale regime.
Risvolti strategici e capire la differenza con il canone libero
In molti casi, scegliere l’affitto a canone concordato porta vantaggi evidenti rispetto alla locazione tradizionale. Il canone libero (affitto ordinario) permette la massima flessibilità nella determinazione del canone, ma non consente di accedere alle agevolazioni fiscali più rilevanti. Per contro, il canone concordato, pur vincolando il proprietario a una soglia di canone regolata, offre una serie di benefici finanziari e strumenti di tutela contrattuale che rendono questa opzione particolarmente equilibrata e remunerativa nel medio-lungo periodo.
La possibilità, inoltre, di modulare il regime fiscale a seconda delle proprie esigenze personali e patrimoniali — scegliendo tra cedolare secca e tassazione IRPEF, cumulo con altri redditi o utilizzo delle detrazioni — consente di strutturare in maniera efficiente il proprio portafoglio immobiliare, adattandolo sia alle evoluzioni normative che alle necessità familiari e reddituali.
Non si tratta di un escamotage o di un “trucco” da zona grigia: il canone concordato rappresenta una scelta consapevole, disciplinata da leggi precise, sostenuta dalla Pubblica Amministrazione e finalizzata a favorire sia l’accessibilità abitativa che il corretto sviluppo dell’investimento immobiliare. Un’opportunità per massimizzare la redditività e minimizzare il prelievo fiscale, restando perfettamente all’interno della legalità.








